Chi è questo imbecille che corrisponde al nome di Andrea Scanzi?

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E’ vero, ci sono cose decisamente più importanti, soprattutto in questo periodo, che parlare di Scanzi, ma ogni tanto bisogna pur prendere atto che se in Italia un essere insignificante e squallido come lui è tra i più influenti sui social, significa che abbiamo davvero toccato il fondo.

Ed è Scanzi stesso ad autodefinirsi tale: “sono il giornalista più ‘potente’ sui social, più di Conte, più di Salvini. Più di Vasco”. Come se fosse la prerogativa fondamentale per definire il buon giornalismo.

Odioso e odiatore compulsivo, polemica permanente, disprezzo costante verso chi la pensa diversamente, gigantografia del narcisismo cosmico, critica o elogia a seconda del vento che tira, caso tipico di bipolarismo e incoerenza da psicoanalisi, anzi da psico-banalisi come direbbe Crozza quando scimmiotta Recalcati; nella sua mediocre carriera ha fatto di tutto, si è occupato di tutto pur non sapendo nulla. Ignoranza universale allo stato puro, un bimbominchia con il look da adolescente incompreso che si sente paladino della libertà di parola, ma guarda caso l’argomento o il bersaglio di turno rientra sempre tra gli indici di tendenza dei social.

Non mi è difficile immaginarlo di notte a casa con il fondotinta che cola sulla fronte un po’ butterata, analizzare i grafici con gli andamenti dei follower e dei like così da decidere quale sarà l’argomento del suo prossimo pezzo, con quella grande professionalità giornalistica che lo contraddistingue: una forma indefinita e retorica di opinionismo fine a sé stesso, impregnata di insolente sensazionalismo e semplificazione. Senza dimenticare mai la solita buona dose di cattiveria repressa da arrampicatore sociale.

Quando a Filippo Facci è stato proposto di scrivere un articolo su Scanzi, ha suggerito alla redazione una pagina bianca.

Recentemente, durante la sua ennesima celebrazione dell’io, ha voluto informarci che essere così “potente significa avere anche grandi responsabilità”.

E così il nostro caro influencer paraguru ha pensato bene, alla luce della grande responsabilità di cui è investito verso il suo immenso seguito, di condividere sul proprio profilo un post nel quale si legge:

“Fossi in Conte, adotterei le stesse misure anticovid della Svezia e farei selezione negli ospedali come la Svizzera. Poi, mi preparerei 20 kg di popcorn e 10 casse di birra e mi godrei lo spettacolo di vedervi morire come mosche.”

Sorvolando sulla falsità delle affermazioni (Immagine della Svezia come prossima allo sterminio, fake news sulla Svizzera già sbufalata), quello che lascia attoniti è la cattiveria verbale sottoscritta da chi si mostra di solito in prima linea ad attaccare i cosiddetti incitatori di odio.

Il post va avanti e, se su certi punti legati all’ipocrisia degli Italiani si può anche essere d’accordo, il fatto che sia proprio il Re degli ipocriti e degli incoerenti a farci la ramanzina, quello che sbraitava “Basta, lo volete capire o no che si tratta di un semplice raffreddore?”, ecco è indubbiamente insopportabile.

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Ma questo può essere ancora considerato giornalismo? O un qualcosa che si è modificato geneticamente per stare al passo coi tempi? Scanzi è l’esaltazione di questa epoca buia e superficiale e, in quanto tale, francamente faccio fatica a distinguere lui da qualsiasi leone da tastiera che lo commenta nel nome della democrazia del web.

Il problema però è che gente come lui, esempio lampante di mediocrità, non solo fa arrivare il messaggio che ce la puoi fare anche senza alcuna qualità, ma qui in Italia riceve pure i premi!

Ma dopotutto Scanzi sta al giornalismo esattamente come l’attuale classe politica sta al governo; quando uno venuto dal niente diventa Premier, il suo portavoce è un ex-grande fratello, il Ministro degli Affari Esteri un ex bibitaro dello stadio San Paolo, quando il Ministro della Giustizia è un ex dj della discoteca Extasy di Mazzaro Del Vallo (e fermiamoci qui che è meglio), insomma quando ti fermi a visualizzare questo teatrino deprimente, ti accorgi anche che la speranza di rinsavita degli italiani è indirettamente proporzionale al numero di follower del Cazzaro del Nulla Assoluto.

Fonte

Per chi volesse approfondire il personaggio, riporto di seguito un geniale articolo di Andrea Zoli:

Andrea Scanzi inizia una carriera da critico musicale che trova il suo punto più alto quando Pau dei Negrita lo gonfia di botte in una discoteca di Arezzo. Quindi prova a spacciarsi per esperto di tennis, e dall’alto della sua competenza annuncia al mondo che Federer è finito: solo che al campione svizzero non arriva questa voce e quindi vince altri tre tornei del grande slam.

Roger Federer credits Getty Images

Allora Scanzi si ricicla provando a parlare di politica ma per farlo gli serve quello di cui ogni mediocre che vuole diventare qualcuno ha bisogno: un cavallo di battaglia, un protettore, uno sponsor insomma, uno di cui parlar bene, uno da ingraziarsi (non abbiamo scritto uno a cui a leccare il culo perché siamo brave persone).

Lo trova nel M5S, di cui diventa uno degli intellettuali di riferimento. E diventare il riferimento intellettuale di quello che è universalmente riconosciuto come l’elettorato più ignorante d’Europa dev’essere sicuramente un bel vanto, ma andiamo oltre.

Salito sul carro di Grillo e del suo mentore Travaglio (di cui sembra la versione scadente made in China comprata su Wish) inizia a fare quello che ogni grillino ha fatto per anni: buttare merda addosso a tutti.

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I suoi bersagli sono i soliti, i cattivi per eccellenza insomma: Renzi e Berlusconi, scelta banale e priva di originalità.

Ce l’ha a morte anche con Sgarbi, sempre a proposito di originalità nello scegliere chi colpire, e quando vuole misurarsi con lui appare come una pulce che si incazza contro un San Bernardo; sia chiaro, Sgarbi ogni tanto non va giù neanche a noi, ma se la differenza di preparazione e cultura tra i due si potesse misurare in distanza saremmo costretti a ricorrere agli anni luce.

Altro bersaglio su cui ama sparare Andrea Scanzi è la Boschi, verso la quale nutre una vera e propria ossessione compulsiva che lo porta a giudicarne persino l’estetica dei piedi, da lui definiti come i più brutti della politica

“cicciuti che spanciano, grassottelli e in più poggiati su una caviglia bruttina”

Per soffermarsi così tanto sui piedi o sei un esperto feticista oppure sei uno stronzo che vuole offendere gratuitamente (oppure tutte e due le cose).

Il meglio di sé però Scanzi l’ha dato in due distinte occasioni: Governo Lega M5S e Coronavirus. La prima, dopo le elezioni del 2018, e qui siamo costretti, ahinoi, a dover inserire la perla che ci regalò in quei giorni:

“Il Salvimaio (Accordo Lega-M5S) è una cosa di cui parlano i disadattati neuronali, ci aspetta un Renzusconi”

Il Salvimaio, a cui secondo lui pensavano solo i disadatti neuronali, divenne realtà pochi giorni dopo e al povero Scanzi non restò che scapicollarsi nel goffo tentativo di trasformare questa ennesima figura di merda in un’opportunità per restare a galla, scrivendoci sopra un libro e mettendo in piedi uno spettacolo teatrale; insomma, un’acrobatica arrampicata sugli specchi degna di Spiderman, ma siccome stiamo parlando di Scanzi e non di Peter Parker il risultato è stato che la sua credibilità è finita col culo per terra.

Dopo quel punto era impossibile scendere più in basso, a meno che tu non sia Andrea Scanzi, perché in quel caso puoi.

E a farlo precipitare per sempre nella classifica intergalattica dei cazzari, a imprimere le sue orme nella walk of fame dei ciarlatani, accanto alle stelle della Brigliadori e di Wanna Marchi, ci ha pensato il Coronavirus, che di cazzari ne ha smascherati tanti.

“Questa non è una malattia mortale, porca di una puttana, troia, ladra. Cosa state a casa? Pensate che si va in guerra? Con il coronavirus non succede una sega nel 99,7 o 8 per cento. Perché vi viene un piccolo cazzo di raffreddore vi preoccupate? Avete bisogno della Nutella per sopravvivere alla quarantena. Sono incazzato nero con la deficienza dei giornalisti che vanno in giro con amuchina e mascherina. Non è una pandemia. Mi sono visto annullare tutte le date a teatro. Continuate a uscire, a scopare, a venire a teatro”.

Ci scusiamo per il linguaggio ma queste sono esattamente le folli parole pronunciate in un video, in cui, in occhiali da sole e giacchetto da motociclista, il buon Scanzi inveiva contro la gente spaventata che aveva scelto di fregarsene del suo mediocre spettacolo e di restare a casa. Parole pronunciate mentre in tutto il mondo la gente moriva e i medici cercavano di capire bene cosa stesse succedendo.

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Da uno che parla in questo modo sarebbe stato legittimo aspettarsi una rivolta contro la quarantena. Invece no, perché stiamo parlando di Scanzi. Ecco di chi stiamo parlando. Ecco uno che qui da noi viene considerato giornalista.

Fonte: https://www.news24italia.it/post/chi-%C3%A8-andrea-scanzi

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.