Conte e il governo sempre più soli

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Gli scontri di piazza che si sono registrati in questi giorni evidenziano il fatto che la situazione rischia di sfuggire sempre più di mano; ed è anche chiaro che, accanto a chi manifesta pacificamente e legittimamente, si sono infiltrati dei veri professionisti della guerriglia che, approfittando del caos di questo momento difficile della storia della Repubblica e della drammaticità della situazione di gravissimo disagio, scatenano la loro violenza, riversando rabbia, sfiducia verso lo Stato e odio nei confronti della politica.

Si doveva prevedere e immaginare che, quando si stringe la morsa delle libertà, ma soprattutto quando si toglie il sostentamento del lavoro dando nel contempo prova ai cittadini che il timore dell’inerzia dell’Amministrazione non sia infondata, sarebbe potuto accadere quello che stiamo vedendo in queste ore.

Ma non si può liquidare la tensione di questi giorni solo con la giustificazione dell’infiltrazioni di professionisti della violenza. Infatti, la situazione di incertezza e la paura della miseria fa da sempre esplodere rivolte.

Torna alla mente la più grave crisi sociale del Regno d’Italia, quella vissuta tra l’aprile e il maggio del 1898, che fu il culmine di una crisi gravissima iniziata alla fine dell’anno precedente e che aveva visto disordini praticamente endemici duramente repressi dall’esercito.

In quella tragica primavera la congiuntura, che vedeva disoccupazione e bassi salari che danneggiavano le parti più fragili della popolazione, venne ancora peggiorata dall’aumento del prezzo del pane che esacerbò il malessere, dando vita a vere e proprie rivolte per quel bene essenziale, il pane. Questi moti disperati vennero, ancora una volta, repressi brutalmente dal Governo, che accusò, ingiustamente la cosiddetta “estrema sinistra” (radicali, repubblicani, socialisti), oltre ai cattolici intransigenti di aver progettato la rivolta.

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Il governo allora, in quella che sarà poi nota come “la crisi di fine secolo”, non esitò a usare lo strumento dello Stato d’assedio, pure se non previsto dallo Statuto Albertino, per poi affidare ai tribunali militari una repressione senza limiti, che condannò a decine di anni di carcere semplici cittadini ma anche deputati quali Turati e Bissolati, privati dell’immunità parlamentare.

Ma i moti di Rimini, Faenza, Bari, Napoli e Milano, con negozi saccheggiati ed atti vandalici come quelli a cui abbiamo assistito in questi giorni a Napoli, Roma e Torino non nascevano da qualche mano politica, ma dalla disperazione.

Lo stesso pare infatti accadere oggi, poiché la gente è ugualmente senza lavoro e ha paura della fame, di non poter sostenere i figli e la propria famiglia. La storia insegna che senza un’azione politica unitaria, quando il disagio sociale è reale, vacillano le istituzioni stesse e allora esse devono unirsi e la politica deve fare un passo indietro e alzare il livello non dividersi.

In tali circostanze storiche accusare l’estrema destra e la sinistra antagonista non risolve nulla e anzi è controproducente, poiché è proprio l’assenza di compattezza di unità intenti tra le parti politiche e le istituzioni che è deleteria: il presidente del Consiglio Conte si è isolato alla ricerca di una personale ragion d’essere politica, mancando di una propria forza politica; ma proprio per questo ora è debole poiché, anche se all’acme del proprio potere personale, è solo con i suoi decreti autocratici per i quali non ha ottenuto una condivisione effettiva dal suo stesso governo.

Inoltre, non avendo mai coinvolto il Parlamento, che ha anche la funzione di rappresentanza e intermediazione verso il Paese, una funzione che potrebbe concorrere ad assorbire anche le pulsioni irrazionali e violente, si è ancora più isolato e rischia di perdere il controllo della situazione in un momento che, invece, richiede nervi saldi e collaborazione a tutti i livelli.

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Fonte

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.