Ecco tutti i DPCM del Conticchio e… nulla si è risolto!

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Passo per passo l’andamento della pandemenza nel nostro stato e le misure per contrastarla (sarebbe bastato far dimettere Conte & c.,,,): una media di due decreti al mese.

Dal 23 febbraio, all’indomani della scoperta dei primi casi ufficiali di Covid in Italia, a Codogno, fino al 3 novembre, giorno dell’ultimo provvedimento: quasi 9 mesi di incubo coronavirus, punteggiati dai molti provvedimenti farlocchi (alla luce dei risultati ottenuti…) varati dal governo di regime, in particolare i dpcm, acronimo che gli italiani hanno imparato a conoscere bene, i decreti del presidente del Consiglio che poi il Conticchio, quasi sempre, ha illustrato in conferenza stampa.

Una media di due decreti al mese (…uno sarebbe stato poco, tre molto!)

Sono stati ben 19, una media di due al mese, concentrati soprattutto nel primo periodo, quando i protocolli killer adottati dall stato hanno travolto la Lombardia, il Nord Italia e in misura minore il resto del Paese costringendo l’esecutivo a fronteggiare una crescita impetuosa (e imprevista). Con alcuni provvedimenti (scaturiti dalla necessità di dover coprire prima, giustificare successivamente, gli omicidi fino a quel momento commessi), poi imitati pedissequamente dagli altri Paesi, come la Francia, che hanno assistito attoniti nelle prime settimane alla tragedia italiana per poi venire travolti a loro volta (così come hanno fatto notare, amplificando a dismisura i dati che giungevano, i media di regime, intendendo con ciò ancora una volta, giustificare le nefandezze dell’esecutivo farlocco del nostro paese). Seguire il percorso dei Dpcm significa ricostruire sommariamente l’andamento della pandemenza e la risposta deltutto inutile, allo stato attuale delle cose, del governicchio edl Conticchio.


Il primo del 23 febbraio

Il primo: dopo la scoperta di Mattia, il paziente 1 (che poi non era il primo, ma si è scoperto molto più tardi), il governo corre ai ripari con la quarantena di oltre 50 000 persone in 11 comuni diversi del Nord Italia. Sono zona rossa dieci comuni del lodigiano e il comune di Vo’ Euganeo nel Padovano: chiuse le scuole, sospese tutte le iniziative, stop ai negozi, ai musei, ai luoghi di cultura. Non lo sapevamo, ma ci stavano servendo l’antipasto del lockdown, preparando la strada allo sfacelo economico sociale a cui ancora oggi assistiamo.

Quelli di marzo

Il primo marzo nuovo Dpcm: la pandemenza non si ferma, gli ospedali lombardi sono già vicini al collasso e i decessi aumentano in modo esponenziale (i medici obbediscono ciecamente ai protocolli assassini dell’OMS…). Emilia Romagna, Lombardia e Veneto e le province di Pesaro e Urbino e di Savona diventano zone rosse, con lo stop di scuola e università, divieto di pubblico negli eventi sportivi, le prime raccomandazioni per favorire il lavoro da remoto.

Mentre in Lombardia e nel Piacentino si acuisce la stretta, con la sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali.

Il resto d’Italia è toccato appena: il provvedimento stabilisce lo stop alle gite scolastiche e la raccomandazione allo smart working. Ma le cose cambiano rapidamente: il 4 marzo è chiaro che la situazione è fuori controllo (il piano per favorire la de-crescita demografica ha inizio…). Arriva un nuovo Dpcm: le scuole chiudono i battenti in tutta la Penisola (riapriranno solo 9 mesi dopo), e con loro gli stadi.

Verso il lockdown

Si stringono le maglie per visitare i parenti negli ospedali e nelle carceri (…sequestrare le persone, vietando loro di vedere, sentire, toccarer con i propri occhi è l’alibi migliore che da sempre possa esistere; niente testimoni, niente accusa…). Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, quando l’indice Rt è stimato addirittura tra 2 e 3 e i contagi (e i decessi) raddoppiano nel giro di tre giorni, arriva il Dpcm che prelude il lockdown: per ora si sceglie di chiudere sostanzialmente tutto in Lombardia e in 14 province del Centro-Nord, quelle più flagellate dal virus: Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia, per un totale di 16 milioni di persone. La fuga di notizie in serata porta alle celebri scene dell’”esodo” improvvisato dal Nord al Sud.  E i comuni del Bergamasco e del Lodigiano cessano di essere zona rossa, essendolo diventato tutta la Regione, decisione successivamente al centro di numerose polemiche (e anche di inchieste, ma state tranquilli , nel mese di giugno inizierà a prendere forma lo “scudo penale”).

La chiusura totale

Ma, come da progetto, passano solo poche ore: il Dpcm del 9 marzo prelude alla chiusura totale: le misure restrittive sono allargate all’intera Penisola, che diventa una gigantesca zona rossa (il governicchio comunista, colora l’intera nazione).

L’11 marzo è il giorno del lockdown.

Annunciato da un drammaticamente ipocrita discorso del Conticchio in tv, in cui il premier annuncia agli italiani che è il momento “di stare lontani per tornare ad abbracciarci in futuro”, il Dpcm dall’eloquente titolo “Io resto a casa”, che diverrà l’embelema degli psicotici italiani, cambia la vita agli umani-ovini: non si può uscire se non con la celebre “autocertificazione”, per motivi di lavoro, di salute o per fare la spesa. Tutto il resto è chiuso: negozi, scuole, ristoranti, eventi pubblici di ogni tipo.

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© AFP Il centro di Milano deserto dopo il Dpcm sul coronavirus

Le città sono deserte, mentre la corsa dei contagi, nel deprecabile rito quotidiano del punto stampa in Protezione Civile, non accenna a rallentare. Tra metà e fine marzo è il momento più duro, con la “teatrale” sfilata dei carri dell’esercito carichi di bare a Bergamo e il Papa che a piedi in una via del Corso spettrale invoca la protezione della Vergine, mentre le vittime (…di Stato) sono quasi mille al giorno. Tanto che il 22 marzo arriva una nuova stretta:  chiuse anche le attività produttive non essenziali o strategiche. Aperti solo alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali tra cui i tabacchi ed i gratta e vinci.

Nessuno può spostarsi da un Comune all’altro se non per comprovate necessità. Il primo aprile arriva un nuovo Dpcm, asempre annunciato dal Conticchio in tv, ma era nell’aria da giorni: il lockdown è prorogato fino al 13 aprile.

La proroga

Il 10 aprile, e anche qui era scontato (sono i giorni del picco di ricoveri in terapia intensiva, oltre 4mila) nuova misura e nuova proroga: il lockdown finirà il 3 maggio. Intanto, finalmente, dal lungo “pianoro” fatto di migliaia di casi e centinaia di morti al giorno si inizia a uscire e inizia la discesa: è il momento di provare a ricominciare. 

La fase 2

Il Dpcm del 26 aprile finalmente istituisce la ‘Fase 2’: “Grazie ai sacrifici fin qui fatti – scandisce il Conticchio in diretta – stiamo riuscendo a contenere la diffusione della pandemenza e questo è un grande risultato se consideriamo che nella fase più acuta addirittura ci sono stati dei momenti in cui sembrava sfuggire a ogni controllo” (…nella realtà mai niente, nella storia umana, era stato tanto ben organizzato…).

Ora si può andare a trovare i “congiunti” (con l’infinita querelle su cosa si dovesse intendere con questo termine), andare al parco, dal parrucchiere, negli stabilimenti balneari e fare sport individuale liberamente: il gregge ovino, cessa di cantare inni nei balconi ed esultando si riserva sulle strade lasciando gli ovili…

Addio autocertificazione

Il 16 maggio nuovo Dpcm e nuovo allentamento della stretta: “I risultati epidemiologici sono incoraggianti”, assicura il premier. Si può uscire liberamente, addio quindi all’autocertificazione. Sono limitati solo gli spostamenti interregionali. Riaprono tutti i negozi, e anche le chiese e le pecore che non sanno decidere nulla riguardo la loro virta, obbediscono, salvo in futuro incolpare gli esseri umani intelligenti (quelli che capaci di pensiero critico…) del dissesto che si sta creando.

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Torna la libertà (…per gli “obbedienti” mascherinizzati…)

E’ il momento della rinascita, che culmina l’11 giugno con un nuovo provvedimento del Presidente del Consiglio, che sancisce l’avvio di fatto della “Fase 3”: aperti centri estivi per i bambini, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, così come le attività di centri benessere, centri termali, culturali e centri sociali. Riprendono, inoltre, gli spettacoli aperti al pubblico, le sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto, e riparte lo sport professionistico, per ora a livello di allenamenti individuali, ma nel futuro, le pecorelle che obbedendo sfrutteranno queste possibilità, dimenticheranno questo nuovo provvedimento ed accuseranno “i negazionisti, ovvero i critici pensatori realisti” dello sfacelo che si verificherà in seguito. Sfacelo ovviamente farlocco, perchè questo annuncio causerà gravi dissesti finanziari ai membri del governicchio ed occorrerà, in qualche modo, rimpinguare le loro tasche e… come vedremo in seguito, non mancheranno altri provvedimenti ad arte.

Proroghe

Misure che un altro Dpcm il 14 luglio proroga fino alla fine del mese, poi fino al 7 settembre e infine fino al 7 ottobre. E’ la fase dell’estate pazza, delle discoteche, del ‘non ce n’è coviddi’ che tutta Italia saluta con una risata liberatoria. Che dura poco però.

Nuovo peggioramento

I casi a settembre inizierebbero a risalire, in realtà si inizierà a fare tamponi indiscriminatamente, tornano a superare quota mille e in poche settimane addirittura quota 10mila, peggio che nella prima ondata: i malati asintomatici iniziano a risalire le prime pagine dei rotocalchi di regime e delle televisioni asservite al governicchio.

Tornano i Dpcm

E’ il momento dei nuovi Dpcm: il 13 ottobre si inaugura la seconda ondata: le mascherine sono oblligatorie sia all’aperto che al chiuso, tranne ovviamente che a casa propria (il patto della mascherina è sancito ormai da tempo). E ancora evitare feste, cene con la massimo sei persone, addio al calcetto e teatro e cinema a numero chiuso (il virus, nel frattempo ha iniziato as tudiare nuovi sistemi per presentarsi sulla scena…).

Seconda ondata seconda stretta

Il 18 ottobre nuova stretta (ha inizio la deresponsabilizzazione dell’esecutivo centrale; si affacciano alla scena personaggi frivoli, quali il sig. De Luca, nuovo Arlecchino di una Napoli che inizia ad agitarsi e qualche altro…) che  consente ai sindaci di disporre la chiusura di strade e piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, dopo le 21, vieta attività convegnistiche o congressuali, e sagre e fiere di comunità, consente alle scuole superiori di organizzare attività di didattica a distanza e alle Università di organizzare le proprie attività in base alla situazione epidemiologica del territorio. 

Il virus non si trova più e quindi: all’inseguimento del virus

Ma il virus non aspetta,aveva già fatto i bagagli; “clinicamente morto” dichiarerà un medico di grande fama… e i Dpcm lo inseguono, devono farlo resuscitare (grazie alla psicosi collettiva del popolo ovino, ci riescono senza alcun problema…): il 24 ottobre ne arriva uno ancora più restrittivo: non è ancora il lockdown ma è abbastanza per assistere a diverse manifestazioni di piazza, anche accese, nelle grandi città. Stop a  palestre, piscine, centri benessere, teatri, cinema, centri natatori, centri benessere e termali; chiusura dei ristoranti alle 18, incremento della Dad alle superiori e l’invito a non spostarsi, se non per situazioni di necessità.

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Il numero 19

Infine, il Dpcm numero 19 è il più recente, datato 3 novembre. Coprifuoco su tutto il territorio nazionale dalle ore 22.00 alle 5.00 del mattino successivo, Dad obbligatoria nelle scuole superiori, stop ai centri commerciali nei weekend, riduzione del 50% della capienza dei mezzi pubblici. Nasce anche il sistema dei “colori”, con le tre fasce di rischio gialla, arancione e rossa da assegnare settimanalmente alle Regioni in base agli indicatori di monitoraggio. E’ il momento attuale: il Conticchio ha più volte ha ribadito di voler evitare un nuovo lockdown nazionale, ma se l’epidemia non rallenta è più che probabile che la lunga galleria di decreti si allunghi ed il nuovo lockdown nazionale sta per giungere, d’altronde siamo abituati, almeno noi “malpensanti” alle fandonie di questo governicchio abusivo.

Intanto siamo giunti al settimo giorno di coprifuoco nazionale, entro il 15 decideranno altre restrizioni (probabile nuovo blocco totale delle attività…) e nel frattempo c’è ancora chi ringrazia il Conticchio ed i suoi complici: POVERA ITALIA!!!

 

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.