Elucubrazioni

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Quanto è triste la consapevolezza di non saper esprimere ciò che si pensa così come si vorrebbe e, comunque, nel modo più adeguato al contesto.
Provo lo stesso disturbo che si potrebbe avvertire stando seduto nello scompartimento di un vagone ferroviario completamente travolto dal ritmo del rumore, sempre lo stesso, che giunge dai binari. Lo stesso fastidio che si prova quando, durante una notte insonne, lo stillare di un rubinetto difettoso entra nei timpani impedendoti anche il minimo pensiero.
Non sono capace, devo prenderne atto, di scrivere per come desidererei fare e questa incapacità mi fa sentire come fallito, come un totale inetto e spesso ci rinuncio.
Dovrei fare cosi anche in questo momento, mentre uno dei compagni rientra dal colloquio familiare, l’altro sta seduto nei pressi del tavolo, assorto in chissà quali pensieri ed il terzo intento ai fornelli per la preparazione del pranzo.

Il non far nulla sta uccidendomi la mente. Leggo ed invidio la capacità descrittiva dell’autore e perciò smetto di farlo; non so a chi scrivere e d’altronde non saprei neanche cosa scrivere, comunque, scrivo.

Disteso nella solita branda, l’unica ancora protetta da una coperta, cerco di distruggere la noia mentre l’altoparlante annuncia che da questo momento non si può lasciare la cella per un’ora e cioè fino alle tredici, nel frattempo pranzeremo e successivamente avrò da superare quasi tre ore di quella che definisco la “sosta degli inermi” o, meglio ancora, “il riposo dei perdenti” e rifletto…sogno…amo!

Mi rendo conto di non sapere più esprimere alcun sentimento senza estrarne le radici, quelle del pensiero, del ricordo che lo ha suscitato.
Non credo più nell’Amore se non come fatto razionale che, al pari della Fede in un Creatore, scaturita proprio all’incapacità tipicamente umana, di rispondere a determinate domande, diventa la vera consapevolezza dell’altro quale ricchezza reciproca, come la somma di due coscienze, conoscenze che diventano la forza motrice, la spinta verso quell’infinito che è l’ignoranza dell’uomo e che rappresenta, per quanto mi riguarda, l’irraggiungibile e perenne traguardo da superare. Potrò riuscirci solamente se e quando saprò estraniarmi da tutto ciò che è materialmente, logicamente, e scientificamente spiegabile.
Il sapere, quello vero, è al di là del sapere stesso e nella certezza di quell’ignoranza che tutti dovremmo considerare come punto di arrivo dal quale, però, si deve essere pronti a ripartire.

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“Hoc unum scio, me nihil scire… So una sola cosa, di non saper nulla ( Socrate)”, e non è semplice convivere con questo assioma.

Ogni domanda, la risposta ad ogni domanda, racchiude in sé, ineluttabilmente, una domanda successiva e se questa non scaturisce, possiamo essere certi di aver percorso una falsa strada, non quella che porta alla verità e quest’ultima non ci appartiene.

Nessuno di noi è in grado di confutare qualcosa senza il contrario della stessa e ciò è, verosimilmente, il limite presso cui, chi vorrà e potrà, dovrà fermarsi.

Io non ci riesco!

Io vivo di questa necessità e so già che ogni mio sforzo sarà vano; come ho già affermato, non è nelle facoltà umane la Verità, ma ciò non mi esclude dalla possibilità di continuare a cercare, a studiare, a comprendere.
Ammiro chi ha saputo “fermarsi” grazie a qualche dottrina ed ho immensa stima per tutti coloro i quali hanno la capacità di accettare un dogma piuttosto che un altro, senza più avvertire il bisogno di proseguire nel sapere, nel conoscere.
Sono troppo piccolo per comprendere una tale forza e, comunque, è mio dovere, non diritto, proteggere la libertà, quella libertà che adopero ogni qual volta raggiungo un traguardo, per lanciarmi ancora oltre, verso quell’ignoto che non so fare mio.
C’è in me qualcosa che ottunde la mente ed è quella malsana golosità di sogni, quei desideri cioè, che non ho ancora soddisfatto e probabilmente, questo peccato, è la mia condanna; l’insoddisfazione che non so controllare, la fame che non so lenire, la sete che non so placare.

Io non so ed è questa condizione che è il mio Amore.

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Valerio Villari

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.