“Il lockdown non è inevitabile. Qualcuno dovrà assumersene le responsabilità politiche e morali”

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Alessandro Vespignani, tra i massimi esperti di epidemologia computazionale, contro la chiusura generalizzata: “Il Covid va stanato quartiere per quartiere. Occorrono restrizioni mirate, non servono le misure a tappeto”

Alessandro Vespignani

“Lo sapevamo tutti che l’epidemia avrebbe ripreso forza in autunno, con la riapertura delle scuole, la ripresa delle attività e così via. Ora serve sangue freddo e giocare d’anticipo contro il virus, direi “a zona” per usare un’espressione calcistica. Innanzitutto le misure prese dal governo vanno poi declinate a livello territoriale”. Dà speranza Alessandro Vespignani, 55 anni, massimo esperto di epidemologia computazionale, attualmente a Boston dove dirige il Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems, alla Northeastern University. In un’intervista al Corriere della Sera, l’epidemologo vede nel lockdown una misura estrema e assolutamente da evitare. Piuttosto, è consigliato agire miratamente.

Il lockdown non è inevitabile. Se ci si dovesse arrivare, qualcuno dovrà assumersene le responsabilità politiche e morali.  Il Covid va stanato regione per regione, città per città, quartiere per quartiere. Occorrono restrizioni mirate, non servono le misure a tappeto. E più che al numero dei positivi in generale, dobbiamo guardare alla situazione negli ospedali, alla saturazione dei posti nelle terapie intensive. Dobbiamo tornare a essere uniti. I numeri di oggi non sono confrontabili con quelli di marzo, ma abbiamo davanti almeno 5-6 mesi durissimi

Nel frattempo è entrato in vigore un nuovo dpcm e le raccomandazioni del governo alla popolazione stanno facendo discutere in questi giorni, specialmente per quel che riguarda il numero di persone che è consentito ospitare. Nessun divieto, solo una raccomandazione molto stringente di non ospitare più di 6 persone. Così come confusa sembra essere la questione degli sport amatoriali, vietati a differenza delle scuole sportive giovanili. Vespignani trova nella sbagliata comunicazione il problema di fondo.

Qui c’è un problema di comunicazione. Immagino che il governo abbia adottato quelle misure sulla base di dati scientifici. Però ora le deve spiegare e rispiegare ai cittadini. Non ho avuto modo di vedere tutte le carte, ma restiamo sull’esempio degli invitati a casa. Immagino che il comitato tecnico-scientifico abbia raccolto segnali importanti che il coronavirus si trasmette nei contatti con persone estranee al nucleo famigliare, identificato, per stare larghi, con una media di sei persone. Però tutto questo ragionamento va spiegato, altrimenti nessuno capisce l’importanza della misura. Un altro caso: perché il calcetto no e lo sport delle associazioni giovanili sì? Probabilmente perché il calcetto è praticato da milioni di persone, mentre le associazioni giovanili forse coinvolgono 3-400 mila ragazzi e ragazze e quindi sono più controllabili.

FONTE

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Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.