L’ultima folle idea: un lockdown europeo

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“Adesso il lockdown europeo”: ecco la decisione di Bruxelles

La clamorosa ipotesi studiata da Sassoli e Von der Leyen: chiudere in casa anche tutti gli italiani. Parte la consultazione con i capi di governo

Un’ipotesi circolata nelle scorse ore che avrebbe del clamoroso: si tratterebbe di una decisione storica. Va specificato che l’eventuale intesa non dovrebbe coinvolgere necessariamente tutti e 27 Paesi, ma l’accordo di massima potrebbe essere raggiunto almeno tra quelli maggiormente alle prese con la gestione della seconda ondata. L’intenzione sarebbe quella di adottare un provvedimento unico ma con la possibilità di prendere misure variabili in base alle varie realtà di ogni Nazione. Pare che la direzione presa sia quella di lasciare i Paesi liberi di aderire o meno alla proposta, senza necessariamente ricorrere al voto.

Addirittura, si legge su La Stampa, già oggi potrebbe partire il giro di consultazioni con i Paesi-guida dell’Unione e dunque questa mattina potrebbe essere chiesto il parere della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente francese Emmanuel Macron e di quei leader che fino ad ora hanno evitato qualsiasi restrizione delle libertà personali. In pratica una discussione in via preliminare. Per la strategia si sono spesi David Sassoli e Ursula Von der Leyen: il presidente del Parlamento europeo avrebbe suggerito l’opzione, mentre la presidente della Commissione Ue avrebbe apprezzato e assicurato di pensarci. Non è detto che il tutto vada in porto, ma la suggestiva ipotesi ieri sera veniva definita “in piedi“. La Von der Leyen potrebbe fare propria la proposta e presentarla oggi al Consiglio europeo straordinario, convocato nel tardo pomeriggio in videoconferenza.

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Il piano dell’Ue

A Bruxelles intanto si ragiona su questo piano: i Paesi che per adesso hanno adottato solamente chiusure parziali, come l’Italia, potrebbero sentirsi “alleggeriti” da un lockdown su vasta scala. E in tal caso si vocifera la possibilità – comunque per un limitato periodo di tempo – di lasciare soltanto agli studenti la libertà di circolazione in buona parte dei Paesi dell’Ue. L’obiettivo è quello di diminuire le occasioni di contagio grazie all’assenza di qualsiasi tipo di assembramento. Tuttavia appare evidente che l’idea non potrà trovare l’unanimità dei 27: potrebbero essere molti i capi di governo che decideranno di non aderire a un accordo così vincolante.

In attesa del vertice straordinario di oggi, la presidente della Commissione europea ribadisce quanto la situazione legata all’emergenza Coronavirus sia ancora molto seria e perciò degna di una collaborazione di tutti gli Stati membri: “Occorre intensificare la nostra risposta nell’Unione europea“. Il suo auspicio è quello di arrivare a un’azione comune e ben coordinata ad esempio sui test antigenici rapidi che stanno arrivando sul mercato: “Questo può avere un ruolo significativo ma noi proporremo un approccio comunitario alla loro approvazione e utilizzo“.

Fonte

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.
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