Odio e Pandemia, chi alimenta chi e che cosa?

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Siamo tutti contro la violenza. Ci mancherebbe.
Ogni forma di violenza offende la dignità della persona.

Però, i mezzi di informazione fanno a gara nel rappresentare il numero dei contagiati e dei morti; non è forse questa una forma di violenza mediatica?
Farebbero meglio ad allargare l’orizzonte per indicare con la stessa vivacità in numero che indica i guariti, i dimessi dagli ospedali ecc… ecc… .

Odio e Pandemia, chi alimenta chi e che cosa?

La nostra società, purtroppo, ama presentarsi come l’epoca in cui i le fobie indotte da una stampa poco onesta intellettualmente, sono divenute superiori ai diritti fondamentali della persona che sono stati riconosciuti a tutti, grazie al sacrificio di moltissime persone. Si tratta di diritti scritti sulla carta, ma mai come in questo periodo, sono stati impunemente calpestati. Personalmente dubito assai sulla sincerità delle intenzioni di bene che vengono proclamate a parole e scritte sulla carta da parte di un gruppo di politicanti dell’ultim’ora e di un manipolo di pseudo scienziati, resi tali dalla propaganda di stato. I fatti, il contraddittorio, lo stesso concetto di “scienza”, dovrebbero impegnare a creare una società del dialogo e dell’ascolto di idee contrapposte a quelle del pensiero unico, dell’accoglimento e dell’analisi di diverse possibili soluzioni ad un problema posto.

Non sono sorpreso dai limiti, dagli sbagli, dalle contraddizioni, no. Gli errori, anche quelli macroscopici, accompagnano la vicenda umana, sono la cifra della nostra radicale imperfezione. Ma la storia di questo tempo è ben più grave, perché è segnata da una recrudescente psicosi alimentata da una bieca informazione volta al lucro.
Il terrorismo mediatico, che oggi imperversa nel nostro stato non ha nulla di positivo – non è informazione -, semmai è l’oggettivo prolungamento della stessa mentalità che riconosce il denaro come principale valore, superiore ai diritti di chi non accetta di sottomettersi a quel potere che vorrebbe privare il popolo delle più elementari libertà. 

Il nostro futuro

In questa cornice negativa, intreccio perverso tra sintomatici, paucisintomatici ed asintomatici, c’è un capitolo a parte, una realtà difficile da comprendere: i nostri ragazzi, Il nostro futuro. I dirigenti del nostro domani. Si potrebbe, a ragione, parlare di accanimento verso questo aspetto della situazione in essere, perché tocca tanto l’ambito sociale e culturale quanto quello storico che dovrà venire. Questi vengono condannati all’inazione, all’assoluta mancanza di ogni contatto sociale, sia fisico che psicologico, in virtù di un rischio non provato scientificamente e, comunque, nel nome della psicosi collettiva a cui facevo riferimento prima. Sono stati concepiti, forse, in un momento sbagliato? Coloro che li hanno generati ritengono di non avere la possibilità di prendersi cura di loro e, quindi, ritengono che i diktat di questo o quel governo, siano la migliore soluzione? No! Semplicemente non hanno la voglia, tantomeno la capacità di farlo – sostanzialmente non sono mai diventati genitori… -, non sanno responsabilizzarsi agli occhi di chi nei loro cerca sicurezze, certezze, ottimismo. In questo momento la loro agenda della vita, meglio, quella della paura di morire, come se la fine potesse essere in qualche modo evitata, contempla altre priorità, altri obiettivi; pseudo ragionamenti moralistici, dettati da un ipocrita altruismo indotto da quel terrorismo mediatico a cui facevo cenno prima: “io uso la mascherina per proteggerti, quindi devi farlo anche tu per proteggere me!”.

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L’ipocrisia pandemica

Anche questo è un male, appartiene alla biografia del male che imperversa ovunque si veda qualcuno indossare l’inutile straccetto di stato. Un male ancora più drammatico degli altri perché non viene riconosciuto come tale, né viene combattuto, anzi viene pacificamente accettato nella società obbediente ed esaltato come un diritto. Obbligare qualcuno a non essere libero di decidere per se stesso è diventato un diritto! È facile oggi parlare a favore delle regole imposte da questa illogicità governativa, tanti difendono il diritto di alla propria salute, ad avere un futuro certo, altri manifestano il loro dolore per la morte di persone che mai hanno conosciuto e verso le quali mai hanno provato alcunché, dimenticando che ne muoiono ogni giorno, da quando essi stessi esistono; insomma, la morale ipocrita “pro domo sua” contro chi la pensa diversamente. Fortunatamente, però, aumentano le figure che si allontanano da questo perverso pensiero globalista intriso falsa solidarietà. Eppure quando si tratta dei nostri figli, dei giovani, esseri innocenti, non c’è voce che li difende e quelli che tentano di farlo, chiedendo di riaprire le scuole, i loro luoghi di ritrovo, di socializzazione, sono messi al bando, emarginati come persone socialmente pericolose, contrarie alla vita umana.

Una società perversa

Fino a quando la propria paura di morire sarà pensata come un diritto da difendere ad ogni costo, limitando la libertà di altri, nessuno può sperare in un futuro migliore. La cecità ideologico-virale, dal momento che di un virus farlocco stiamo parlando, impedisce di comprendere la gravità e le conseguenze che tutto questo genera nel cuore dell’uomo e nel tessuto sociale. Questa pandemia è la peggiore genitrice delle espressioni di quell’odio che attraverso la vita sociale, nei confronti di chi desidera ed ha la capacità di vivere liberamente, senza il bisogno di “educatori” di stato. Ed assume una forma ancora più grave quando a pagarne le conseguenze sono i più piccoli. Tutto questo non ha alcuna ragione di esistere.
Per quanto mi riguarda, quanto accade ed è accaduto in questo periodo, è uno dei segni più evidenti della forte ignoranza che perversa nella nostra società, laddove solamente una mente perversa, infatti, potrebbe immaginare di trovare una soluzione, eliminando il diritto alla libertà anche e soprattutto dei giovani. Del nostro domani.

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Sappiamo in molti che la vera rivoluzione, quella contro le illogicità di questa falsa pandemia, richiede gente pronta a soffrire e a lottare per il bene, per il futuro, per la libertà, pronta a dare la vita. E noi, ovvero chi non è asservito e schiavo del “pensiero unico” globalista e schiavista, sappiamo di essere tra questi.

Valerio Villari

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.