Perché chi ha dubbi sul vaccino da Covid-19 dovrebbe essere ascoltato e non deriso

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In un mondo in cui proliferano i complotti inventati – dai rettiliani alla Terra Piatta, fino a QAnon – si tende a dimenticare che il nostro mondo è pieno di complotti reali, che sono effettivamente accaduti. Una verità di cui non dovremmo dimenticarci per primi in Italia, dove i “servizi segreti deviati” non sono una fantasia da spy-story, ma una realtà che ha condizionato la storia del nostro paese, e dove stiamo ancora aspettando di conoscere la verità sui misteri più sanguinosi degli anni di piombo.

Ma i complotti esistono ovviamente anche al di fuori dall’Italia e hanno in alcune occasioni avuto direttamente a che fare con la salute e la sanità. Uno degli esempi più recenti risale a poco meno di dieci anni fa, nel periodo della caccia a Osama Bin Laden condotta dalla CIA in Pakistan. Una caccia per la quale si utilizzarono – a quanto pare inutilmente – migliaia di campioni di DNA raccolti nei villaggi in cui si sospettava potesse essere presente l’ex sceicco del terrore con famiglia. Campioni prelevati dagli abitanti mettendo in scena una finta campagna di vaccinazione contro l’epatite.

Come dire: il fatto che la correlazione tra vaccini e autismo sia una stupidaggine priva di qualunque fondamento scientifico non deve farci dimenticare che le nazioni – anche in materia sanitaria – ne hanno combinate parecchie. Restando agli Stati Uniti, è difficile che la popolazione afroamericana abbia scordato il famigerato studio sulla sifilide di Tuskegee, che di fatto impedì ai cittadini neri presi in esame di curarsi con la penicillina pur di studiare l’evoluzione della malattia.

Ci sono inoltre storiche ragioni sociali per lo scetticismo nei confronti delle campagne vaccinali obbligatorie, sospettate di essere mezzi di controllo politico sulla working class fin dai tempi dell’Inghilterra vittoriana. Tornando invece al nostro presente, ci si può forse stupire se l’elevata incidenza e mortalità del Covid-19 tra le minoranze etniche – frutto del razzismo sistemico che solo in questi anni inizia a essere scoperchiato – venga in alcuni casi attribuito a un vero e proprio complotto?

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Se una parte di popolazione nutre sfiducia nei confronti delle campagne sanitarie di massa, prima di deriderla sarebbe il caso di chiedersi quali siano i semi da cui germogliano assurdità complottiste, pericolose e socialmente tossiche. E sarebbe un grave errore anche quello di etichettare come negazionista chiunque si ponga il minimo dubbio sull’affidabilità di vaccini scoperti, testati e individuati in meno di un anno (rispetto ai tempi molto più lunghi del passato anche recente).

Tutte queste sfumature si perdono osservando sondaggi globali secondo i quali il 28% della popolazione sarebbe negazionista: una narrazione sensazionalista dietro la quale si nasconde invece un 14% che rifiuterebbe del tutto di prendere il vaccino (percentuale comunque preoccupante) e un ulteriore 14% che invece si definisce soltanto “esitante”. Dall’altro lato della barricata, però, c’è un 72% di popolazione che prenderebbe il vaccino senza pensarci su due volte, pur di provare a mettere fino all’incubo in cui siamo immersi da ormai quasi un anno.

È corretto etichettare come negazionista, nella sua interezza, la parte di popolazione che ha un approccio di minore fiducia? Che senso ha equiparare quella risibile fascia di popolazione che ritiene che sia tutto un complotto orchestrato da Bill Gates con chi, come lo stesso virologo Andrea Crisanti, si limita ad avvertire una certa mancanza di fiducia? Ed è negazionista chi solleva dubbi sulla possibile efficacia a lungo termine dei vaccini e quindi sulla loro capacità di mettere fine una volte per tutte alla pandemia?

Come hanno scritto i Wu Ming, il termine “negazionista” diventa “un epiteto scagliabile contro chiunque critichi l’irrazionalità e/o iniquità di un provvedimento o anche solo si mostri scettico sulla sua efficacia, chiunque smonti un esempio di mala informazione mainstream sul virus o reagisca sbuffando all’ennesimo titolo strumentale, chiunque ricordi le responsabilità del governo o dei governatori, chiunque rifiuti la narrazione dominante incentrata sull’«è colpa nostra, non ce la possiamo fare, gli italiani capiscono solo il bastone». Persino chi “indossa male” la mascherina si becca l’epiteto di negazionista”.

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Avere dubbi e porsi domande è diverso dall’essere negazionisti. Anzi: è proprio mettere tutto nello stesso calderone o giudicare complottista chiunque non risponda sempre e comunque in maniera fideisticamente positiva alle richieste dello stato che rischia di renderci più vulnerabili ai soprusi. Come sintetizza una vignetta di El Roto, il vero pericolo è quello di ritrovarsi con cittadini che “dicono di sì a tutto pur di non sentirsi dare dei complottisti”.

Fonte
di Andrea Signorelli

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.