Perchè non sono d’accordo con chi vorrebbe boicottare Amazon

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Pensare di boicottore un colosso come Amazon, come hanno pensato alcuni esponenti della politica francese e come si stanno autoconvincendo anche molti miei connazionali, non ha alcun senso; è sul piano economico, quanto su quello sociale!

Ben 12 mila aziende operative sulla piattaforma, altre migliaia quelle da cui vengono acquistati i prodotti, la rete dei corrieri.
Qual è l’impatto del colosso dell’e-commerce nel nostro Paese?

6.600 DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO (dati a fine 2019)

I numeri ufficiali (parziali, perché fatturati, utili e altro sono comunicati solo a livello mondo) dicono che in meno di 10 anni l’azienda ha impiantato in Italia sei grandi centri per lo stoccaggio e il primo smistamento, 14 depositi locali, un call center, un centro direzionale e un centro di sviluppo, dove impiega complessivamente 5.500 dipendenti a tempo indeterminato, cui si affiancano ogni anno alcune migliaia di “stagionali“.

L’IMPATTO DI AMAZON SULLA NOSTRA ECONOMIA

Ma questo è solo quel che si vede a occhio nudo, in quanto gestito direttamente dall’azienda creata da Jeff Bezos. C’è poi un indotto ampio e ramificato che crea una sorta di effetto-Amazon, rimescolando le carte in diversi settori della nostra economia. «Anche a livello locale», spiega a Lettera43.it (testata da cui è tratto questo articolo N.d.r.) l’economista Carlo Alberto Carnevale Maffè, «l’impatto indiretto dell’attività di Amazon è maggiore di quello dei grandi gruppi industriali del passato, perché agisce su un maggior numero di piani e su più larga scala. Per esempio: aiuta tanti nostri produttori a vendere in giro per il mondo, premiando i più efficienti, e al tempo stesso stimola ricerca e innovazione all’interno del sistema, in quanto azienda tecnologicamente all’avanguardia che richiede servizi di altissimo livello. Produrre un indotto importante sia a monte che a valle della propria posizione è una delle caratteristiche distintive di Amazon».

Amazon dà lavoro in Italia a 5.500 dipendenti a tempo indeterminato più gli “stagionali”

MIGLIAIA DI SELLER E VENDOR

L’indotto a monte, per quel che riguarda il nostro Paese, è rappresentato anzitutto dalle 12 mila aziende operanti sulla versione italiana della piattaforma. Un terzo di loro vende anche all’estero. Solo nelle attività connesse alle loro vetrine online si stima lavorino almeno 10 mila persone. E non è tutto, perché accanto a quelle che dalla piattaforma arrivano direttamente al cliente finale, i seller, ci sono i cosiddetti vendor, da cui Amazon acquista prodotti che poi commercializza con la dicitura «venduto e spedito da Amazon». Il loro numero è un dato che l’azienda non condivide, ma è presumibile siano numerosi quasi quanto i primi. Un capitolo particolare va riservato al packaging. La bergamasca Grifal è l’unica azienda italiana di 31 società internazionali a essere stata “ammessa” presso l’Amazon Packaging Support and Supplier Network (APASS) al livello globale.

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L’ORGANIZZAZIONE DELLA LOGISTICA

Quel che si trova a valle del più grande magazzino del mondo ha un profilo apparentemente più tradizionale. È la logistica, l’organizzazione che serve a far arrivare in fretta, senza intoppi e a costi contenuti i prodotti acquistati dal cliente. C’è chi sostiene che sia proprio questo, in fin dei conti, il core business di Amazon. Eppure l’azienda non si occupa direttamente del suo segmento finale. Non sono suoi dipendenti quelli che bussano alla porta per consegnare il libro o lo smartphone appena acquistato. Ed è proprio questo a determinare nuovo indotto e nuovi standard di efficienza del settore.

Per Amazon lavorano i maggiori corrieri, tra cui Poste Italiane.

LA RETE DEI CORRIERI

Lavorano per Amazon i maggiori corrieri operanti in Italia, come Brt, Tnt, Gls e naturalmente Poste Italiane, con cui i rapporti si stanno facendo sempre più stretti. Questi colossi ricevono i prodotti nei grandi centri di stoccaggio e li consegnano al cliente secondo la propria autonoma organizzazione del lavoro. Ma gestiscono solo una parte delle consegne originate dalla piattaforma. Il resto si svolge con altri attori e segue un percorso diverso, che ruota attorno ai depositi di smistamento (una decina in tutto) sparsi fra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e, da ultimo, Campania.

LE TENSIONI CON I SINDACATI

Parte da qui l’ultimo miglio della catena delle consegne, che Amazon affida a 20-25 operatori locali (per molte centinaia di addetti) il cui lavoro si svolge sotto la sua diretta supervisione. La domanda di rapidità ed efficienza rivolta a questi soggetti ha provocato più di una tensione fra l’azienda (tendenzialmente refrattaria alle canoniche relazioni sindacali) e le organizzazioni dei lavoratori. «Amazon è un committente molto particolare», dice Danilo Morini della Federazione Trasporti della Cgil, «perché richiede ai lavoratori delle imprese a cui affida l’ultimo tratto delle consegne un adeguamento molto stretto ai propri obiettivi. L’efficienza e l’attenzione al cliente vanno benissimo. Però il pendolo si sta spostando troppo da quella parte, sacrificando i lavoratori. Bisogna stare attenti a non arrivare al punto di rottura».

ASSOESPRESSI: «UNA OPPORTUNITÀ DA SFRUTTARE»

Resta il fatto che le commesse di Amazon sono sempre più determinanti per i fatturati dei corrieri che operano su scala locale, come riconosce il segretario dell’associazione di categoria Assoespressi (che raccoglie una cinquantina di imprese locali di trasporti) Giuseppe Occidente. «La crescita dell’attività di Amazon», dice, «è per noi un’opportunità e la richiesta di innalzamento degli standard di efficienza una sfida da vincere. Anche considerando che in Italia l’e-commerce è molto meno sviluppato rispetto ad altri Paesi e può avere ancora molta strada davanti».

IL CONTRATTO SINDACALE IN LOMBARDIA

Proprio su questo piano, per altro, si nota da qualche tempo una nuova duttilità che potrebbe preludere a ulteriori manifestazioni dell’effetto-Amazon sul contesto economico italiano. È di due settimane fa un contratto sindacale in Lombardia (e il modello potrebbe essere replicato a breve anche in Toscana) fra rappresentanti dei lavoratori e delle aziende del settore dei trasporti firmato per la prima volta alla presenza di Amazon, dunque con una condivisione di fatto degli impegni e il riconoscimento del ruolo di coordinamento svolto dall’azienda.

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Lo stabilimento Amazon di Castel San Giovanni nel Piacentino.

IL PRIMO ACCORDO PER CASTEL SAN GIOVANNI

È di un anno fa il primo storico accordo sindacale firmato per lo stabilimento di Castel San Giovanni, nel Piacentino, relativo ovviamente a turni e condizioni di lavoro dei dipendenti interni, la maggior parte dei quali, secondo una costante filosofia aziendale, viene assunta a tempo determinato per poi esser stabilizzata strada facendo. «Se c’è una cosa che bisogna riconoscere ad Amazon», spiega Vincenzo Guerriero, battagliero sindacalista della UilTucs, che ha partecipato per settimane alle trattative «è che i nuovi assunti passano tutti in modo trasparente dalle agenzie di somministrazione». È anche quello, in fin dei conti, un indotto in pieno sviluppo.

CONCLUSIONI

Amazon ha più di 876.000 dipendenti in tutto il mondo, ha affermato di aver creato più di 600.000 posti di lavoro negli Stati Uniti nell’ultimo decennio e di aver speso più di 350 miliardi di dollari in 40 stati, comprese infrastrutture e compensi. (Fonte)

In Italia

Nel 2019 il colosso statunitense dell’ecommerce ha investito 1,8 miliardi di euro in Italia tra centri di distribuzione, uffici e la nuova Region AWS (Milano) aperta in aprile. Ulteriori 140 milioni di euro serviranno alla costruzione di due nuovi centri di distribuzione, uno a Castelguglielmo/San Bellino (Veneto) e uno Colleferro (Lazio), entro fine anno. È stata già programmata inoltre l’apertura di ulteriori depositi di smistamento nella seconda parte dell’anno a Catania, Cagliari, Genova, Pisa, Brescia, Parma e Milano. Se siete interessati, tenete d’occhio Amazon Jobs.

L’azienda di Jeff Bezos ha annunciato che creerà in Italia 1.600 posti di lavoro a tempo indeterminato entro fine anno, portando la forza lavoro totale a 8500 dipendenti, rispetto ai 6900 di fine 2019, in più di 25 sedi in tutta Italia. L’anno passato Amazon afferma che “sono stati creati 120 mila nuovi posti di lavoro per gli effetti indiretti dei nostri investimenti” – ad esempio nei settori edilizio e logistico.

Secondo uno studio di Keystone citato da Amazon, l’azienda ha contribuito al prodotto interno lordo (PIL) in Italia per 7,6 miliardi di euro tra il 2010 e il 2019. Questo valore è pari a circa 1,5 volte il PIL annuale della Regione Valle d’Aosta.

Nel 2019, i ricavi totali delle attività di Amazon in Italia sono stati di 4,5 miliardi di euro e il contributo fiscale complessivo è stato di 234 milioni di euro, diviso in due parti: le imposte sostenute direttamente da Amazon sono pari a 84 milioni di euro. Le tasse versate come datore di lavoro ne costituiscono una parte importante; vi sono poi le imposte indirette raccolte per ulteriori 150 milioni di euro come risultato delle attività in Italia.

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Come dico sempre “MENO IRRUENZA, PIU’ INTELLIGENZA

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.