Quanto eravamo scemi nel primo lockdown e quanto stiamo peggiorando adesso!

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Dopo gli arcobaleni, i webinar, le sessioni con amici e parenti su Zoom, ora proviamo solo un grande sconforto e/o rabbia. E forse ha più senso così o forse no! Di certo esiste solamente una forte e generalizzata assenza di coscienza collettiva.

Le cose nuove sono eccitanti. Anche se, ci dicono, milioni di persone muoiono con la testa chiusa in una bolla di plastica come se fossero i personaggi di un romanzo sci-fi, anche se la libertà di tutti è messa da parte per evitare, appunto, di trasformarsi in un personaggio di un romanzo sci-fi, forse per far arricchire qualcun altro, a marzo 2020 il lockdown era una cosa nuova. Eccitante, quasi. L’assolutismo delle regole, le ronde, gli elicotteri che ti avvistavano se facevi una passeggiata al mare, i droni che controllavano ogni nostro passo, l’esercito di delatori sempre dietro le finestre (quelli ci sono ancora…), gli scafandri, il brivido di dire “Sembra di essere in un film horror”. Per i mitomani: “Saremo nei libri di storia” o “Queste cose le racconteremo ai nostri nipoti”.

La prima ondata è stata l’apocalisse, un brivido lungo la schiena, una tempesta di domande senza risposta (ce la faremo, non ce la faremo, ma sì che ce la faremooo! e poi cosa faremo, salirà o scenderà). Una strana euforia si è impossessata della maggior parte degli italiani. La prima ondata è stata come il primo appuntamento. Piena di dubbi ma anche di slanci passionali – molti si sono sgolati sui balconi, hanno suonato, cantato, si sono battuti il petto, hanno continuato a flirtare su Zoom il cui proprietario, non a caso, è divenuto tra gli uomini più ricchi del mondo, insomma si sono auto-ridicolizzati. Si sono anche sposati su Zoom, presi dalla frenesia. Aperitivi, cene, sesso a distanza. Solo perché non sei davvero a un matrimonio non vuol dire che non puoi sperimentare l’orrore di essere ad un matrimonio. Vale per tutto. Per gli aperitivi, le cene, le sedute porno. Ma senza nemmeno avere la possibilità di rovesciare un tavolo se ti annoi. Puoi solo spingere un pulsante. Durante la prima ondata si discuteva dell’outfit perfetto per questa pandemia, ci pulivamo le mani decine e decine di volte al giorno, mentre il prezzo dell’amuchina gel saliva alle stelle, ma nessun controllo da parte degli enti preposti e molti la comperavano ugualmente perchè così suggeriva la D’Urso da dietro lo schermo ipnotizzante; ho saputo di uomini che hanno, perfino, imparato a fare la doccia tre volte al giorno, e panificavamo ad oltranza, facendo finire le scorte nazionali di lievito.

La seconda ondata è un matrimonio finito, la passione è andata, il desiderio e la speranza pure. I piani per il futuro non ci sono più. Perfino le bimbe del Conticchio che erano così sessualmente entusiaste del premier, oggi lo vedono per quello che è: un burocrate che recita una serie di regole impappinandosi senza sapere nemmeno lui bene cosa sta leggendo, forse non ha mai compreso nulla di questa pandemenza sociale. Non abbiamo nemmeno più i sex symbol in questo secondo round. Se qualcuno ti chiede di fare una chat o una sessione di video party su qualsiasi piattaforma cala la noia. Vedi solo un bicchiere pieno di vino davanti ad un pc, una luce abbagliante che ti dà fastidio fisico, agli occhi, solo un individuo triste ormai abbruttito dalla pandemenza. Ci siamo stancati. È diventato tutto improvvisamente vecchio, ci siamo rotti i “cotiledoni” di questa pagliaccciata, difficile da comprendere, ma non ho mai compreso per chi così difficile da interpretare fosse. Non ci sono più i profeti del domani: come sarà? Il plexiglass in spiaggia? Uh, che cosa strana! La gente che si bacia per strada, uh, che trasgressione, giù con la multa. Perfino i sintomi del Covid-19 sono stati processati, anche se i morti non smettono di riempire i grafici e le tasche di manager e conduttori televisivi, questa malattia è diventata un cucciolo addomesticato asintomatico, di cui abbiamo meno paura e vincono sempre i tamponi.

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C’è chi ancora non ha capito e su Instagram fa video motivazionali (non li vuole vedere più nessuno, c’avete rotto le scatole…): “Uso il mio reset mentale molte volte al giorno, bisogna mettere insieme inneschi di razionalità. Potrebbero essere foto di persone che ami, animali domestici, citazioni, paesaggi, musica, un ritmo di respiro”. Forse al terzo lockdown smetteranno e se non smetteranno sono dei bot cinesi. “Uno. Siediti dritto sul pavimento o sul bordo di una sedia e metti le mani sulla pancia. Due. Mentre inspiri, piegati in avanti ed espandi la pancia. Tre. Mentre espiri, espira e piegati in avanti mentre ti pieghi all’indietro; espira finché non sei completamente vuoto. Quattro. Ripeti da 10 a 20 volte”. Piegati in avanti mentre ti pieghi all’indietro? Come? C’è davvero qualcuno che riesce a fare queste cose in quest’ordine senza sentirsi idiota? Qualche mese fa sembrava tutto finito ma era solo una pausa. Nessun finale catartico fra le bolle di uno schiuma party quest’estate, solo il Covid-19 che si sfregava le mani con i compari dell’Esecutivo nostrano, seduti al tavolo dell’ignoranza italiana, le cui gambe sono costituite da pecorelle inginocchiate ed imbavagliate.

Non ci crediamo più a questo lockdown, personalmente non ho creduto neanche al primo. Ok, se stiamo chiusi a casa due mesi magari potremo stare fuori altri due mesi, ma poi si torna al punto di partenza, che è quanto occorre al potere costituito per rimpinguare le loro tasche che nel frattempo si erano assottigliate. Il tempo che prima sembrava una linea retta ora è un circolo. Anche l’annuncio dell’imminente vaccino non è riuscito ad eccitare gli animi, d’altro canto solamente un povero deficiente potrebbe credere alla veridicità della notizia dell’esistenza di un vaccino all’indomani delle elezioni di Biden ed annunciato, per giunta, da una BigPharma americana. È tutto un “Vediamo dai” nichilista, “Speriamo che non ci trasformeremo tutti in zombie. E se succede ok, chi se ne importa”. Prima c’era la convinzione che si stava lavorando insieme per uno scopo che rendeva accettabili le misure estreme per combattere il virus. La seconda volta non è più facile perché l’abbiamo già vissuto prima. C’è una crisi, un periodo di transizione fra due periodi principali ma ad un certo punto inizi a pensare che la crisi stessa possa essere un periodo, un’età; quella della pietra per chi è ancora è convinto che la panacea sia l’uso dello straccetto di Stato. L’età della crisi perpetua. Scrolli le foto del primo lock sull’iPhone: quella della spiaggia deserta dove hai fatto una passeggiata sperando che non ci fossero droni in quota, del vicino che segue ogni tuo movimento, della pizza che ti è uscita meglio di tutte le altre volte, del primo pane sfornato in casa, della tua faccia appena lasciato il letto e quella del selfie allo specchio, ed è come vedere la vita di uno spermatozoo. Tutta quella smania di fare dirette e podcast e webinar, di taggare ritaggare, di creare clan, gruppi, associazioni, qualcuno addirittura, partiti politici, anche da una stanza dove il cromatakey è rimpiazzato da un lenzuolo non più utilizzato ed utilizzabile.

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Vedere qualcuno sorridere, compiacersi della propria diretta mentre parla delle elezioni americane o dell’ultimo libro di qualche autore disperato è un po’ come morire, per non parlare dei nuovi Che che urlavano alla rivoluzione, ma mai spostandosi troppo dalla webcam. È un po’ come quando eravamo contenti di festeggiare il compleanno con quel sorriso ebete davanti alla torta con le candeline. Se vuoi proprio ridere puoi prendere in giro la tua persona del primo lockdown. Prima bimbi ora adulti, il realismo prende il posto degli unicorni ed è meglio così. No arcobaleni disegnati tremolanti, nessun eroe. Abbiamo la possibilità di redimerci, di non essere ricordati come quelli con il sorriso ebete dei quattro anni appena compiuti, quelli dei webinar. Quelli che se lo fanno andare bene, quelli che sono pure contenti perché sono riusciti a dare un senso ai propri profili social. Non è per le restrizioni meno severe che lo sentiamo meno questo secondo lockdown, è perché è diventato parte, della nostra routine proprio come le bugie che ogni giorno ci vengono propinate dal mainstream, della nostra vita mediatica, lo portiamo addosso. Bisogna saperlo portare come la mascherina che fa schifo ma tiene al riparo dalle multe. Ci vuole stile, sobrietà. Un sorriso alla webcam in meno, uno sguardo incazzato in più e smetterla di cercare like nei social.

Post ri-adattato da RivistaStudio

 

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.
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