Transumanesimo, il lato oscuro della tecnologia

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Il Transumanesimo è davvero così? Esiste un lato oscuro della tecnologia o piuttosto è l’utilizzo, spesso insensato, che ne facciamo ad essere responsabile di una forte regressione sociale, consentendo con ciò l’instaurarsi di un autoritarismo tecnologico capace di decidere ed imporsi sulle nostre vite?
Prima di procedere nella lettura della riflessione del dr. Berzano, desidero porre alla vostra attenzione la “Dichiarazione Transumanista” nella sua ultima versione riconosciuta e tradotta (Marzo 2009), anche per meglio comprenderne gli intenti e, laddove fosse possibile, scoprirne quelli “malvagi”.

La dichiarazione transumanista (Versione di marzo 2009)
Appendice all’articolo “A HISTORY OF TRANSHUMANIST THOUGHT ” di Nick Bostrom

1. L’umanità sarà profondamente trasformata dalla scienza e dalla tecnologia del futuro. Prevediamo la possibilità di ampliare il potenziale umano tramite il superamento dell’invecchiamento, delle limitazioni cognitive, della sofferenza involontaria e della nostra prigionia sul pianeta Terra.

2. Crediamo che il potenziale dell’umanità sia ancora in gran parte irrealizzato. Esistono possibili scenari che conducono a condizioni meravigliose, ed estremamente utili, di miglioramento umano.

3. Siamo consapevoli di come l’umanità si trovi ad affrontare gravi rischi, in particolare derivanti dal cattivo uso delle nuove tecnologie. Esistono scenari realistici che conducono alla perdita di gran parte, se non della totalità, di ciò che consideriamo prezioso. Alcuni di questi scenari sono drastici, altri più sfuggenti. Nonostante ogni progresso implichi cambiamento, non ogni cambiamento implica progresso.

4. Sforzi di ricerca sistematici vanno indirizzati alla comprensione di tali prospettive. E’ necessario valutare con attenzione il modo migliore per ridurre i rischi e al contempo accelerare le applicazioni benefiche. Sono altresì necessari luoghi di incontro dove poter discutere in modo costruttivo su ciò che dovrebbe essere fatto, nonché un ordine sociale in cui decisioni responsabili possano essere implementate.

5. La riduzione dei rischi esistenziali, lo sviluppo dei mezzi per la preservazione della vita e della salute, l’alleviamento delle sofferenze gravi, e il miglioramento della lungimiranza e della saggezza umana dovrebbero essere perseguiti come priorità urgenti, e generosamente finanziati.

6. La formulazione delle politiche dovrebbe essere guidata da una visione morale responsabile e inclusiva, prendendo sul serio sia opportunità che rischi, rispettando l’autonomia e i diritti individuali, mostrando solidarietà e preoccupazione per gli interessi e la dignità di tutte le persone nel mondo. Dobbiamo anche considerare le nostre responsabilità morali nei confronti delle generazioni future.

7. Sosteniamo il benessere di tutti gli esseri senzienti, compresi gli esseri umani, gli animali non umani, e qualunque altra futura mente artificiale, forme di vita modificate, o altre intelligenze a cui il progresso tecnologico e scientifico possa dar luogo.

8. Siamo favorevoli che agli individui venga riconosciuta un’ampia libertà di scelta su come condurre le proprie vite. Ciò include l’uso di tecniche che possano essere sviluppate per aiutare la memoria, la concentrazione, l’energia mentale; terapie di estensione della vita; tecnologie di scelta riproduttiva; procedure crioniche; e molte altre possibili modificazioni umane e tecnologie di miglioramento.

La Dichiarazione Transumanista fu originalmente scritta nel 1998 da un gruppo internazionale di autori: Doug Baily, Anders Sandberg, Gustavo Alves, Max More, Holger Wagner, Natasha Vita-More, Eugene Leitl, Bernie Staring, David Pearce, Bill Fantegrossi, den Otter, Ralf Fletcher, Kathryn Aegis, Tom Morrow, Alexander Chislenko, Lee Daniel Crocker, Darren Reynolds, Keith Elis, Thom Quinn, Mikhail Sverdlov, Arjen Kamphuis, Shane Spaulding, and Nick Bostrom. Questa Dichiarazione Transumanista è stata modificata nel corso degli anni da diversi autori e organizzazioni. Questa versione è stata adottata dal Consiglio di Humanity+ nel marzo del 2009.

Ed adesso la riflessione del sociologo dr. Luigi Berzano sull’argomento, che almeno nelle intenzioni del movimento umanista, prometterebbe di trasformare società, stili di vita, sistemi economici e culturali. Una corrente di pensiero che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive dell’individuo, ma è davvero così?

di Luigi Berzano

Una grande rivoluzione sta trasformando le nostre tradizionali società, le culture, gli stili di vita e anche le religioni storiche. È il «transumanesimo» che nei prossimi cinquant’anni cambierà la nostra vita più di quanto non sia avvenuto negli ultimi cinquemila anni. Ne stiamo vedendo i primi segni già oggi: nella salute, nella tecno-medicina, nell’economia collaborativa modello uber

La teoria transumanista cominciò a circolare in Gran Bretagna negli anni Novanta del Novecento. Sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive dell’uomo, con l’obiettivo di migliorare gli aspetti umani considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento. Nato come teoria, il transumanesimo sta oggi prendendo forma concretamente e rapidamente, con esiti deflagranti ma difficilmente prevedibili, difficilmente controllabili. Dobbiamo cercare di leggerli nel presente, per rendercene conto e cercare di visualizzare il futuro.

Come spiegava Hegel nell’Ottocento rispetto alla rivoluzione industriale, compito primario della filosofia è pensare il proprio tempo. La filosofia «è il suo tempo» colto con il pensiero. Proviamo dunque a cogliere i primi segnali odierni del transumanesimo, a partire da quattro innovazioni indicate dall’acronimo Nbic: Nanotecnologie, Biotecnologie, Informatica, Cognitivismo (Intelligenza artificiale).

Nanotecnologie.

Sono tecniche produttive già note e presenti nella nostra vita. Lavorano sull’ordine di grandezza del «nanometro» (un miliardesimo di metro) grazie alla tecnica mozzafiato del microscopio a effetto tunnel che permette di fabbricare, atomo per atomo, piccolissimi oggetti di misura nanometrica. Per intenderci: l’uomo è in grado di produrre oggetti con diametro 50 mila volte più piccolo di quello di un capello. Con questa tecnica è possibile fabbricare ogni genere di oggetti nanometrici, ad esempio minuscole sonde che possono viaggiare nelle nostre arterie per rilevare diverse informazioni di natura medica ed effettuare direttamente degli interventi di riparazione. In questo caso il campo di applicazione è quello medico, ma possono esserci altre applicazioni industriali, per esempio ricaricare un pace-maker o uno smartphone.

Biotecnologie.

Quando la ricerca per il sequenziamento sul genoma umano ebbe inizio nel 2000 costava 3 miliardi di dollari. Oggi un sequenziamento completo del genoma umano costa meno di 3 mila dollari e alla fine di questo decennio costerà meno di un prelievo di sangue. Il sequenziamento permette di rilevare nel nostro organismo tutte le anomalie possibili e immaginabili, molto prima della comparsa dei loro sintomi.

Fra le tecniche di punta nel settore della biotecnologie c’è la «forbice» per Dna, che permette di fare un «taglia e incolla» sul Dna umano, ma anche animale e vegetale, con la stessa facilità con cui si corregge una frase in un testo informativo.

La tecnica della forbice, considerata insieme al sequenziamento del genoma, apre prospettive delle quali non siamo ancora in grado di controllarne le conseguenze. Già nell’aprile del 2015 un team di genetisti cinesi è riuscito, grazie a questo strumento, a modificare il genoma di cellule embrionali di 85 embrioni umani, aprendo la via non solo alla biotecnologia ma alla biochirurgia.

Informatica.

Stiamo assistendo alla rivoluzione dei Big Data e dell’Internet degli oggetti. Con l’espressione Big Data (grandi dati) indichiamo tutte le tracce che ciascuno di noi lascia navigando sul web. Tutti i dati sono recuperati da aziende come Facebook, Google e altre che li rivendono ad ulteriori aziende perché possano fare pubblicità mirata. È un sistema bifronte: da una parte gratuito, dall’altra a pagamento. Come ha detto in modo divertente Tim Cook, amministratore delegato di Apple: «Se è gratis vuol dire che siete voi il prodotto che qualcuno vende».

Cognitivismo.

Chiamiamo «cognitivismo» l’Intelligenza artificiale forte. Non quella debole (capace di sconfiggere il campione del mondo di scacchi o di leggere 200 milioni di pagine al minuto), bensì quella che ha coscienza di sé e ha la capacità di provare emozioni. L’ha prefigurata  Ray Kurzweil, rettore dell’University of Singolarity, creata nel 2008 da Google e finanziata con centinaia di milioni di dollari. Pare che non sia fantascienza, ma l’ipotesi reale di una futura macchina cosciente di se stessa, con un’intelligenza umana, in grado di prendere decisioni autonome. Inutile sottolineare gli inquietanti problemi sollevati dalla prospettiva di questa macchina.

Altre rivoluzioni.

Connesse alle innovazioni NBIC ne conseguono altre quattro, altrettanto rivoluzionarie. La stampante 3D rivoluzionerà tutto, nell’industria e anche nel campo sanitario, stampando cartilagini di orecchie, tessuti umani e forse tra decenni organi umani. A sua volta, la robotica sarà sempre più sofisticata. Anche l’ibridazione uomo-macchina con l’impiantazione di nuovi organi nel corpo umano o animale aprirà scenari impensati. Una ulteriore innovazione è rappresentata dai patch di cellule staminali che essendo totipotenti potranno riprodurre qualunque tipo di tessuto umano a seconda del punto del corpo su cui vengono innestate.

L’economia uber.

L’economia collaborativa uber è la faccia economica del transumanesimo. L’uberizzazione consiste nel collegare tra loro le persone attraverso applicazioni informatiche che utilizzano i Big Data, l’Internet degli oggetti e l’Intelligenza artificiale. È un’economia completamente orizzontale, da privato a privato, con lavoratori indipendenti che hanno spesso diversi dipendenti (viene indicata anche come economia «collaborativa»). I primi settori nei quali si è sviluppata l’economia modello uber sono stati gli affitti di alloggi, di auto, di servizi alle persone, di prestazioni occasionali.

Il nome uber deriva dalla prime applicazioni circolate  in rete. UberPop era uno strumento di connessione diretta tra privati interessati a mettere la propria auto personale nel circuito dei professionisti del trasporto urbano. Subito dopo venne Airbnb che permetteva di mettere un appartamento nel circuito commerciale del mondo intero.

I circuiti commerciali uber si moltiplicano ogni volta che si inventa una nuova applicazione.  Tutto questo si traduce in uno slogan onnipresente nella letteratura transumanista: «From Chance to Choice» («Passare dal caso alla padronanza» del proprio destino sociale ed economico, così come quello genetico e naturale).

Il transumanesimo trasformerà profondamente stili di vita, sistemi economici e culturali, portando con sé il problema di regolamentare le innovazioni. Ma come? E quale ruolo dovrà avere la politica?

Esiste comunque un pericolo, non infondato, che viene messo in risalto dal Wall Street Journal che è quello di un’élite virtuale servita da una working class materiale, in questo articolo pubblicato il 20 Giugno 2020;

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“Sembra un’amara ironia, dato che ci troviamo nel mezzo di una pandemia globale, ma fino a poco fa alcune delle persone più illuminate al mondo credevano che l’umanità stesse per abolire la morte”, scrive Adam Kirsch sul Wsj: “‘Se oggi mi chiedi se è possibile vivere fino a 500 anni, ti rispondo di sì’, ha detto Bill Maris, il fondatore di Google Ventures, nel 2015. Tre anni dopo, il ricercatore biomedico Aubrey de Grey ha stimato che ‘oggi le persone di mezza età’ hanno una buona possibilità di non morire mai. Il conseguimento della vita eterna attraverso la tecnologia avanzata sembra un sogno per una società che, fino a poco tempo fa, aveva difficoltà a produrre abbastanza mascherine per salvare la vita a medici e infermieri.

Tuttavia, il Covid-19 potrebbe essere la crisi di cui abbiamo bisogno per aumentare i nostri sforzi per creare ciò che viene chiamato un ‘futuro transumano’ dai suoi sostenitori. Dato che la nostra fragilità biologica è più ovvia che mai, molte persone sono disposte a condividere il messaggio della Dichiarazione Transumanista, un programma di otto punti rilasciato nel 1998: ‘Crediamo nella possibilità di ampliare il potenziale umano superando l’invecchiamento, le difficoltà cognitive, le sofferenze involontarie e il nostro confinamento sul pianeta Terra’. I transumanisti, molti dei quali sono legati a think tank come Humanity Plus e l’Extropy Institute, da tempo temono che la nostra specie possa essere annichilita da una guerra nucleare, da un asteroide, da un incidente tecnologico – oppure da un pandemia. Lo scorso marzo, mentre il coronavirus si stava diffondendo in tutto il mondo, lo scrittore scientifico Tom Chivers sosteneva che l’epidemia confermasse il bisogno di protezioni tecnologiche per tutelarci da queste minacce esistenziali.

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Le persone hanno sempre temuto la morte e sognato di evitarla. Ma fino ad ora, quella speranza è stata formulata in termini religiosi. Il transumanesimo ritiene che la morte può essere conquistata fisicamente, non solo spiritualmente; e il movimento viene sostenuto delle persone che possiedono le risorse per realizzarlo. Alcuni miliardari della Silicon Valley come Jeff Bezos, Peter Thiel ed Elon Musk hanno investito in questo tipo di ricerca. Nel 2013 anche Google ha lanciato l’azienda di biotecnologia Calico, che significa California Life Compagny. Secondo i transumanisti, diverse strade portano all’immortalità. I nanorobot possono vivere all’interno delle nostre cellule e riparare i danni fisici, arrestando improvvisamente il processo di invecchiamento. L’ingegneria meccanica può neutralizzare il meccanismo che causa l’invecchiamento alla radice. Queste tecnologie restano al di fuori della nostra portata, ma i transumanisti sono convinti che saremmo in grado di impadronircene prima del previsto. Questo sarà possibile grazie all’intelligenza artificiale. Tuttavia, la speranza non è quella di usare i computer ma di diventare essi. Spesso gli scienziati cognitivi paragonano il nostro cervello a un hardware e la mente al software. Ma un software consiste solamente di informazioni, e in principio non c’è alcun motivo per cui la nostra conoscenza deve essere codificata in neuroni.

Lo Human Connectome Project, presentato nel 2009 dal National Institutes of Health, sostiene di essere uno ‘sforzo ambizioso per mappare i canali neurologici che costituiscono la funzione cerebrale degli umani’. Questi dati potrebbero essere caricati su un computer, e sopravvivere per sempre. Il fisico Michio Kaku ha teorizzato che questo è il modo in cui l’umanità riuscirà a superare le difficoltà logistiche del viaggio nello spazio: ‘Metteremo il connettoma su un raggio laser e lo spareremo sulla Luna. In un secondo, la nostra conoscenza arriverà sulla Luna. In 20 minuti saremmo su Marte, in otto ore su Plutone e nel giro di quattro anni la nostra conoscenza avrà raggiunto la stella più vicina’. Questo potrebbe sembrare un romanzo di fantascienza, ma è la conclusione naturale dei progressi tecnologici degli ultimi vent’anni. Con internet è diventato inutile recarsi di persona in luoghi come la banca, l’ufficio postale e il cinema. Il lockdown ha accelerato questa tendenza. Il nostro mondo fisico si restringe nel tentativo di evitare di contrarre il Covid-19, mentre il mondo virtuale si espande per compensare questa perdita. Nel futuro prossimo, molti di noi frequenteranno le scuole virtuali, pregheranno nelle chiese virtuali e socializzeranno nelle feste virtuali. E la storia dell’internet indica che una volta che le cose si trasferiscono online è difficile che tornino indietro – basta chiedere ai centri commerciali e ai produttori di Cd.

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La pandemia sta anche mostrando una delle più grandi difficoltà che emergeranno a fianco del futuro transumano: ci saranno nuove forme di diseguaglianze sociali, molto maggiori rispetto a quelle attuali. Durante il lockdown è emersa una divisione tra le persone che lavorano con le informazioni – immagini, parole, numeri – e quelle che lavorano con gli oggetti – come trasportare il cibo, consegnare la posta, accudire i vecchi. Il primo gruppo può rifugiarsi in luoghi chiusi e comunicare attraverso gli schermi, mentre il secondo deve avventurarsi nel mondo fisico, rischiando di essere infettato. Questo conflitto sociale e professionale potrebbe sfociare in una divisione esistenziale tra un’élite virtuale che viene servita da una working class materiale. Certo, la ricchezza e il potere hanno sempre offerto una garanzia contro i rischi della vita. Durante la Guerra civile, gli americani potevano pagare un sostituto per andare a combattere al loro posto. Presto potresti pagare qualcuno per affrontare la malattia al posto tuo, mentre resti al sicuro dietro uno schermo. Un futuro transumano in cui la mortalità è un optional potrebbe sembrare un paradiso, ma se arrivasse prima per alcuni che per altri, potrebbe invece dimostrarsi una distopia”.

Come dico sempre: “MENO IRRUENZA, PIU’ INTELLIGENZA

Petruzzu vi ricorda che nella Costituzione Italiana sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (art.14) che è "inviolabile" come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione alla libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziara (Art.13). Ogni cittadino può circolare libero all'interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art.17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art.20). Diritto inviolabile è l'espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21. Secondo l'Articolo 32 della Costituzione, nesssuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc...) se non è previsto dalla legge, non dai DPCM o dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convizioni religiose o sociali. L'obiezione di coscienza è un diritto. Un governo democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d'opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il parlamento.